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» Scienzy ai microfoni
Jan 21, 2010 - 3:17 PM - da Tika
Scienzy ai microfoni di Radio Corsia4


Intervista di Scienzy, Tika, Corsia8; Articolo di Nodidistelle


Federico Colbertaldo, nato il 17 ottobre 1988 a Valdobbiadene, negli ultimi quattro anni si è conquistato a pieno merito la leadership del nuoto di mezzofondo e non dà segni di cedimento. Dall’esordio agli Europei di Budapest 2006 con due finali al bronzo mondiale di Melbourne 2007 ai due quarti posti dei Mondiali di Roma 2009, Federico Colbertaldo, a.k.a. Scienzy, scende in vasca senza deludere mai.
Federico inizia a farsi notare nel 2004 conquistando 3 titoli agli italiani di categoria e conquistandosi la convocazione nella nazionale giovanile per la Coppa Comen.
L’anno seguente conquista le prime medaglie agli Assoluti Estivi di Pesaro, portando a casa un argento nei 1500 e un bronzo negli 800.
Il salto in avanti arriva nel 2006 con 5 titoli italiani, il titolo europeo juniores nei 400 stile, corredato da 3 argenti nei 200, nei 1500 e nella staffetta 4x200 stile libero e l’esordio in nazionale assoluta agli Europei di Budapest con due finali nei 400 e nei 1500 stile.
Nel 2007, a soli 19 anni, Federico partecipa ai Mondiali di Melbourne gareggiando nei 400, negli 800 e nei 1500 stile libero. In finale in tutti gli eventi, raccoglie un 5° posto nei 1500, nuotando sotto i 15 minuti, un 6° nei 400 e arriva 4° negli 800. Quarto in vasca con il tempo di 7’49’’98 dietro al tunisino Oussama Mellouli, al polacco Przemyslaw Stanczyk e all’australiano Craig Stevens, Colbertaldo sale sul podio nel settembre 2007, in seguito alla squalifica per doping di Mellouli. Ringrazia e dichiara che si allenerà duro per confermare il risultato in vasca.
L’anno seguente partecipa alle Olimpiadi di Pechino arrivando 10° nei 1500 e 11° nei 400 stile, con il suo fisico minuto e longilineo Colbertaldo è il nuotatore in vasca che trae meno vantaggi dai nuovi costumi e, nonostante gli ottimi tempi, non si avvicina ai risultati per cui ha duramente lavorato.
Nel dicembre dello stesso anno, agli Europei in vasca corta di Rijeka, porta a casa il primo titolo internazionale nei 1500.
Il 2009, l’anno dei Mondiali in casa, consacra Colbertaldo come atleta di vertice della nazionale italiana e sempre in lotta per il podio nelle due gare più lunghe del programma, con l’argento nei 1500 ai Giochi del Mediterraneo, e le tre medaglie delle Universiadi, argento negli 800, bronzo nei 400 e nei 1500. Scienzy si conquista nella vasca del Foro Italico il ruolo di migliore fra gli uomini della spedizione italiana con due sudati quarti posti negli 800 e nei 1500.

Con una serie di ottimi risultati alle spalle e il ritorno ai vecchi costumi, Federico Colbertaldo è atteso a importanti risultati in questo quadriennio olimpico e promette di non deludere.


Eccolo ai microfoni di Radio Corsia4, intervistato da Tika e Corsia8: qui
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» Campionati Italiani Assoluti invernali 2009
Dec 03, 2009 - 8:34 AM - da icona
Campionati Italiani Assoluti:
il nuoto italiano all’ultima fermata dell'era gommata
di Taxi_babbo e Silversurfer

Introduzione
La stagione invernale del nuoto italiano susseguente alla magnifica edizione dei campionati mondiali di Roma è ripresa nel mese di novembre con la disputa del Campionato Italiano Assoluto Invernale. Per il secondo anno consecutivo, dopo Genova 2008, la manifestazione viene disputata in vasca da 25 metri, dopo le edizioni di Livorno 2006 e Riccione 2007 tenutesi in vasca lunga. Duplice è il significato di questa manifestazione che rappresenta il primo importante appuntamento post-mondiali, ma assume anche importanza perché è l’ultimo test per la formazione della squadra nazionale italiana per i Campionati Europei in vasca corta che si disputano a Istanbul in dicembre. A questa manifestazione europea sono infatti selezionati di diritto i finalisti e semifinalisti dei Campionati Mondiali di Roma, ai quali si aggiungono coloro i quali staccano il tempo limite fissato dalla federazione proprio in questi Campionati Italiani. Questo evento appare quindi come una possibile occasione di rivincita per quegli atleti che, a torto o a ragione, non hanno potuto far parte della nazionale nell’evento mondiale dello scorso Luglio.
Un altro importante spunto che caratterizza la manifestazione è il fatto che questa gara è una delle ultime nelle quali potranno essere utilizzati i costumi di nuova generazione che tante discussioni hanno portato nel mondo del nuoto, in quanto dal 1 gennaio 2010 i materiali gommati e i costumi di foggia integrale saranno banditi dalle competizioni. Si fissano quindi gli ultimi parametri dell’“era della gomma”.
Si tratta dunque di una manifestazione importante, nella quale si aspettano partecipazioni dei migliori atleti italiani, alcuni per verificare il proprio stato di forma a due settimane dagli Europei, altri per cercare il tempo di ammissione, altri per dimostrare o confermare il loro valore a livello assoluto. Purtroppo, la manifestazione è segnata da un evento triste per il nuoto italiano: la prematura e inaspettata scomparsa di Alberto Castagnetti, l’artefice della rinascita e della scalata ai vertici mondiali del nostro nuoto negli ultimi anni. Questo fatto, insieme ad altre ragioni, determina alcune defezioni importanti: mancano infatti ai blocchi di partenza grossi calibri quali Federica Pellegrini, Massimiliano Rosolino, Alessio Boggiatto, Loris Facci, Caterina Giacchetti e altre importanti pedine della nazionale. Nonostante ciò l’evento, disputato nell’impianto coperto di Riccione, è di altissimo livello tecnico e di partecipazione, in quanto i tempi di ammissione sono stati ulteriormente abbassati rispetto ai parametri dell’anno passato. I numeri sono di tutto rispetto: per i 34 titoli da assegnare sono in corsa 472 atleti, 239 maschi e 233 femmine; 108 sono le società partecipanti per un totale di 1171 presenze gara.

I risultati
Ed ecco quindi il resoconto gara per gara.

Sabato 21 novembre – Le gare del mattino
400 stile: Vince Federico Colbertaldo in arte “Scienzy” in 3.40,52, battuto il "vecio" Brembilla autore della sua classica gara in rimonta, terzo Cesare Sciocchetti che precede in classifica un ottimo Alex Di Giorgio relegato in una serie più lenta.
50 dorso: Una buona Elena Gemo vince in 27,04 nonostante una partenza non felice precedendo Laura Letrari che si migliora di 17 centesimi nuotando in 27,07; completa il podio la De Nardi.
50 farfalla: Bella vittoria di Rudy Goldin in 23,40 che precede Mattia Nalesso secondo in 23,55 e un miglioratissimo Pietro Codia sceso a 23,59. Eccellente Tommaso Romani classe 92 autore di un probante 23,60, in ombra Paolo Facchinelli penalizzato dalla rottura del costumone che lo ha costretto a gareggiare in slip; Mirco Di Tora rivela di essere anche un buon farfallista nuotando in 23,82.
200 stile: Gara modesta per la mancanza della “divina” Pellegrini quella vinta da Erica Buratto con un modesto 1.58,30; di positivo le due giovani che l’hanno accompagnata sul podio, la 93 Chiara Masini Luccetti e la 94 Ludovica Leoni.
50 rana: “Ciccio” Terrin si prende la rivincita su Fabio Scozzoli rispetto agli Europei, anche se su tempi superiori. 26,43 per il vincitore che precede di 22 centesimi Scozzoli e di 55 centesimi Daniele Cremonesi, fuori dal podio Pippo Magnini giunto quarto.
100 rana: Clamorosa sorpresa: Lisa Fissneider, una giovanissima (94) ranista del Bolzano Nuoto gareggiando in una serie più lenta nuota in 1.06,45 (31,21 ai 50) quarta prestazione all-time e il suo crono non sarà migliorato da nessuno. Seconda arriva Chiara Boggiatto che nella serie principale nuota 1.06,75 e precede di 4 centesimi Ilaria Scarcella. In ombra la primatista italiana Ombretta Plos.
400 mx: Assente Alessio Boggiatto, Luca Marin non ha problemi a sbrigare la pratica prendendo il comando della gara a dorso e mantenendolo fino alla fine, 4.06,03 il suo crono. Bello il duello alle sue spalle tra Claudio Fossi e Angelo Dioli vinto dal fiorentino in 4.08,86 che sfiora il minimo per gli Europei.
100 farfalla:La gara è appannaggio della veterana Francesca Segat che, almeno in corta, dimostra di andare ancora un pochino più forte delle giovani leve. 57,85 il suo tempo, che manca il record italiano per 4 centesimi. L’accompagnano sul podio Cristina Maccagnola e Silvia Di Pietro, che precede Ilaria Bianchi di 5 centesimi.

Sabato 21 novembre – Le gare del pomeriggio
200 farfalla: La prima gara del pomeriggio porta anche il primo record italiano!!! E’ il fiorentino Niccolò Beni a stabilirlo con 1.53,72, 48 centesimi in meno rispetto al suo vecchio primato. Anche il primatista in lunga Joseph Natullo scende sotto il vecchio record nuotando in 1.54,13, crono che gli permette di precedere Paolo Villa che si migliora di un bel secondo e mezzo col suo 1.54,91.
200 dorso: Che gran sorpresona!!! Elena Gemo batte Alessia Filippi nella distanza più lunga del dorso, roba dell’altro mondo! Il livello medio-alto della gara è dimostrato dal fatto che in pratica è stata riscritta tutta la parte alta della classifica all-time, il che va a onore della Gemo, vincitrice in 2.05,50, 36 centesimi in meno rispetto ad Alessia.
200 rana: Edo Giorgetti, il nostro Axl Rose, vince una gara al di sotto delle aspettative in 2.06,14 davanti ad un Paolo Bossini che evidentemente non ha ancora perso la voglia di nuotare e ad un Fabio Scozzoli che dimostra di essere anche resistente oltre che veloce.
50 stile: Laura Letrari dimostra di essere in forma vincendo i 50 in 24,74. Discreta Erica Ferraioli che nuotando in 24,95 si migliora di mezzo secondo, terza Silvia Di Pietro. Incoraggianti il quinto posto della 94 Aglaia Pezzato e il sesto della 92 Veronica Neri, trasferita quest’anno da Nuoto Livorno a Ispra Nuoto. Forse qualcosa si muove, anche se l’eccellenza resta lontanissima.
100 dorso: Bel duello tra Mirco Di Tora e Damiano Lestingi vinto dal secondo in 51,48.
800 stile: Vince la Filippi con un tempo mediocre, 8.20,58, lontanissimo dal suo standard migliore; evidentemente la condizione non perfetta e la stanchezza dei 200 dorso disputati in precedenza hanno influito notevolmente. Seconda Martina Rita Caramignoli, terza Laura Borghetti.
100 mx: La gara che ha scatenato le proteste del pubblico, convinto di un trattamento di favore nei confronti di Pippo Magnini da parte dei giudici, l’ha vinta Damiano Lestingi con un buon 53,68 precedendo Stefano Pizzamiglio e Nicola Febbraro, solo settimo lo stesso Pippo Magnini in 55,15, che ha dalla sua le attenuanti di aver nuotato in costume jammer e di condizioni psicologiche sicuramente non ideali a causa della vibrata protesta del pubblico che lo coinvolgeva.
200 mx: La stakanovista Francesca Segat si aggiudica anche questa gara con un discreto crono, 2.08,89. Seconda Erica Buratto, terza una miglioratissima Valentina Pompili.
100 stile: Gara molto attesa nonostante l’assenza di Magnini già qualificato per Istanbul. Ha vinto Marco Orsi che ha confermato di essere in eccellenti condizioni di forma dopo il suo recente personale in lunga, precedendo col suo 46,98 uno stuolo di "ragazzi terribili" a partire da Francesco Donin. L’unico della vecchia guardia a salvarsi è Christian Galenda, terzo in 47,68.

Domenica 22 novembre- Le gare del mattino
400 stile: Alessia Filippi, piuttosto delusa dal pomeriggio precedente per i modesti 800 stile disputati, si dimostra moderatamente soddisfatta del 4.03,39 ottenuto. Seconda Laura Borghetti, terza Erica Buratto che si migliora di un paio di secondi. Gara nel complesso modesta.
50 dorso: Tutti in slip, questo potrebbe essere il titolo di questa gara. Grazie all’input di Enrico Catalano tutti i partecipanti a questa gara hanno gareggiato in slip, e la differenza di tempi si è vista. Ha vinto in 25,01 Mirco di Tora che si è preso la rivincita su Damiano Lestingi.
50 farfalla: Record italiano per Laura Letrari che ha migliorato i suoi personali in tutte le gare disputate. Il 25,84 di stamattina migliora il 26,01 nuotato dalla bolzanina a primavera e, curiosamente, eguaglia al centesimo il record in lunga stabilito ai Mondiali di Roma da Silvia Di Pietro, giunta seconda davanti a Cristina Maccagnola, cui rimane la soddisfazione del nuovo personale.
200 stile: Che gran bella gara dal punto di vista agonistico, con Gianluca Maglia a fare da lepre e Pippo Magnini ed Emiliano Brembilla a rincorrere. Il liberista catanese, rivelazione della scorsa stagione, è riuscito a resistere per 8 centesimi al ritorno di Magnini. Per entrambi un ottimo riscontro cronometrico: 1.43,62 per Maglia, personale migliorato di 99 centesimi e quarta prestazione all-time, superato un mito del nuoto italiano come Giorgio Lamberti, 1.43,70 per Magnini. Sul podio anche Emiliano Brembilla che si prende la soddisfazione di migliorare il suo personale in corta portandolo da 1.44,56 a 1.44,04.
50 rana: La sorpresa Fissneider si ripete, com’era prevedibile alla luce del 31,21 nuotato di passaggio nei 100. Il suo 30,94 costituisce la quarta prestazione all-time. Completano il podio Ilaria Scarcella, piuttosto soddisfatta davanti alle telecamere del suo 31,13 che oltretutto è anche il suo nuovo personale, terza Sara Damiani che si migliora fino a 31,15.
100 rana: Signori, in questo momento nei 100 rana in Italia non ce n’è per nessuno, Fabio Scozzoli è di un altro pianeta. Vince con 57,70 avvicinando il record stabilito a Berlino e lascia a più di un secondo un ottimo Daniele Cremonesi ed Edo Giorgetti.
400 mx: Bella prova di Francesca Segat che, nonostante la mancanza di avversarie che la potessero impensierire, nuota in scioltezza 4.32,29. Nel gruppo alle sue spalle si mette in luce Francesca Aceto che si migliora di 2 secondi e mezzo e scende per la prima volta sotto i 4.40 nuotando in 4.39,48. Terza Stefania Pirozzi.
100 farfalla: Gara molto vivace agonisticamente, vinta dal più giovane. Tommaso Romani dimostra di essere un grande agonista senza paura e vince con 51,61. I battuti sono Joseph Natullo, fermatosi a 9 centesimi dal nuotatore fiorentino e Rudy Goldin terzo con 51,83.

Domenica 22 novembre – Le gare del pomeriggio
1500 stile: Vittoria di Federico Colbertaldo, autore di un ottimo 14.31,34. Il fuoriclasse di Montebelluna è stato costretto a tirare da un sorprendente Luca Ferretti, capace di nuotare in una serie più lenta 14.37,84, crono che gli ha consentito di finire secondo davanti a Samuel Pizzetti. Interessanti le dichiarazioni di Federico a fine gara che, pur in condizioni non ottimali e con le braccia che non andavano, è soddisfatto di avere ottenuto un ottimo tempo, e molto fiducioso per gli Europei di Istanbul dove conta di fare un buon 400 ma soprattutto un grande 1500.
200 farfalla: Francesca Segat si aggiudica senza problemi una gara piuttosto modesta, anche in virtù dell’assenza di Caterina Giacchetti, dovuta alla mancata concessione del trasferimento da lei chiesto. 2.06,05 il suo crono, Ambra Migliori seconda a più di 3 secondi, terza la giovane Silvia Meschiari.
200 dorso: Un grande Damiano Lestingi stabilisce un record italiano di quelli che contano anche in campo internazionale. L’1.51,59 nuotato a Riccione costituisce la decima prestazione mondiale stagionale. Bene alle sue spalle Nicola Cassio e Seba Ranfagni. 11 atleti sotto 1"57, dei 25 atleti classificati ben 24 sotto i 2 minuti: è stata una gara di livello veramente buono.
200 rana: Una Chiara Boggiatto sempre più consapevole del suo valore lascia sfogare Ilaria Scarcella nei primi 100 metri per poi staccarla nettamente, ottenendo un 2.21,82 che migliora il suo precedente record italiano di 1,58 e costituisce la decima prestazione mondiale stagionale . Ilaria Scarcella avvicina il precedente record nuotando in 2.23,45. Non era in condizioni ottimali e lo si è visto, ma attendiamo una Scarcella pimpante e pronta a confermarsi e respingere gli assalti delle vecchie e delle giovani leve a primavera: è una concorrenza che non potrà far altro che bene ad un settore già in piena effervescenza.
50 stile: Che Marco Orsi!!! Il suo 20,94 ci indica che è pronto per una finale europea e forse anche per qualcosa di più, incrociamo le dita!!!! Gara perfetta la sua: ottima partenza, ottima virata, ottima presa d’acqua, ottimo arrivo. Secondo Federico Bocchia in 21,53, terzo Luca Dotto in 21,76, record personale per entrambi.
100 dorso: Niente record per Elena Gemo ma il suo 58,19 resta comunque un discreto tempo, di buon auspicio per i prossimi europei di Istanbul. Unica a scendere sotto il minuto oltre alla Gemo è stata Valentina De Nardi col suo 59,37, completa il podio Romina Armellini.
100 mx: Laura Letrari anche in questa specialità. Il 59,82 con cui ha vinto costituisce il suo record personale con 3 centesimi di miglioramento rispetto al precedente. Piuttosto distanti le 2 damigelle che l’hanno accompagnata sul podio:Valentina Pompili seconda in 1.02,40, terza la 94 Ludovica Leoni in 1.02,61.
200 mx: E’ la giornata di Damiano Lestingi. Dopo aver stabilito il record nei 200 dorso, il nuotatore di Civitavecchia si ripete anche nei misti nuotando in 1.55,29, 26 centesimi meno del precedente record di Alessio Boggiatto. Immaginiamo che senza la stanchezza dei 200 dorso nuotati in precedenza avrebbe potuto fare ancora meglio. Secondo Cesare Sciocchetti, autore di un probante 1.56,15 e terzo un ottimo Fabio Scozzoli che conferma di essere in forma e di avere qualche cosa da dire anche in questa specialità, nonostante una frazione a stile libero da perfezionare.
100 stile: Duello tra Erika Ferraioli e Laura Letrari nell’ultima gara in programma. Vince la Ferraioli in 54,41, la Letrari le arriva a 10 centesimi, pagando la stanchezza del 100 mx nuotato pochi minuti prima, stanchezza sentita per intera appena uscita dalla vasca. Completa il podio Erica Buratto che abbatte per la prima volta il muricciolo dei 55" nuotando in 54,91.

I commenti
Dallo svolgimento di questo campionato emerge una fotografia dello stato del nuoto italiano che possiamo riassumere in questo modo:
Le stelle: Lo stato di forma delle due grandi campionesse Pellegrini (verificato al Gran Premio Italia di Viareggio) e Filippi non è ottimale, come d’altra parte potevamo attenderci in questo inizio di stagione post-mondiali, ma la classe cristallina delle nostre prime donne non è acqua e quindi ci aspettiamo bei risultati a Istanbul. Tra le stelle plurititolate Marin c’è, insieme a un sempre verde Brembilla capace di staccare i suoi personal best in questa stagione. Li attendiamo insieme a Rosolino, capace di tutto, in un quadro europeo molto ostico. Infine abbiamo Magnini, il quale rimane un punto interrogativo che il campionato assoluto non ha risolto.
Le conferme: Alle spalle delle nostre punte si consolidano e si confermano nomi noti in quanto già di alto livello. Tra tutti Francesca Segat, cacciatrice in questa occasione di titoli italiani, Chiara Boggiatto che ritrova a Livorno l’allenatore storico Corrado Rosso e la serenità e la convinzione per risalire a livelli altissimi, Elena Gemo sempre più regina del dorso anche sulla distanza lunga, Federico Colbertaldo una certezza sempre più forte nel mezzofondo e Damiano Lestingi, ormai proiettato verso una dimensione europea nel dorso maschile.
Gli emergenti: Il campionato assoluto ha anche messo in evidenza atleti che, pur essendo già saliti alla ribalta italiana, mostrano grandi segni di progresso. Vogliamo ricordare tra essi Fabio Scozzoli mattatore della rana, Gianluca Maglia nelle medie distanze a stile libero, Marco Orsi vero missile nella velocità breve e prolungata a stile libero, Luca Ferretti, medaglia di legno dei mondiali di Roma nei 5km che potrebbe dire la sua anche sui 1500 metri, Niccolò Beni che, piccato dall’esclusione dei mondiali, snocciola record italiani e maiuscole prestazioni (e anche qualche squalifica di troppo per subacquee oltre il limite di regolamento), Laura Letrari in grande spolvero e progresso cronometrico.
Le sorprese: Se dobbiamo indicare le sorprese emerse in questa manifestazione due sono i nomi che ci vengono alla mente: una di esse è una sorpresa assoluta, mentre l’altra non fa altro che confermare un talento già affiorato a livello giovanile che cresce gradualmente e sale fino a livello assoluto. Stiamo parlando di giovani e in particolare della giovanissima Lisa Fissneider, classe 1994, capace di vincere inaspettatamente i titoli dei 50 e 100 rana femminili e del giovane Tommaso Romani, classe 1992, campione assoluto dei 100 farfalla.
Abbiamo detto che Lisa Fissneider rappresenta una sorpresa assoluta e come potrebbe non esserlo quando si ricorda che la giovane ranista bolzanina ha staccato il biglietto di partecipazione agli assoluti solo un mese prima dell’inizio dei campionati, nuotando 1.08,29 nei 100 rana e 2.30,04 nei 200 rana al Meeting Internazionale di Innsbruck il 25 ottobre e 32,04 nei 50 rana a Bolzano il 7 novembre. Tre gare nell’ultimo mese che le consentono all’ultimo tuffo di qualificarsi per Riccione, rispettivamente con il ventesimo (su 36), il trentunesimo (su 36) e il trentaduesimo (e ultimo tempo). I fatti sorprendenti sono che la altoatesina vince a Riccione il titolo assoluto nei 100 rana e poi nei 50, partendo dall’ultimo tempo di qualificazione in quest’ultima gara.
Il progresso ottenuto è fulminante: i migliori risultati in corta erano stati 33,04, 1.10,70 e 2.37,30 ai campionati giovanili invernali di Riccione di Aprile 2009 che le erano valse la medaglia di bronzo nei 100 e due piazzamenti nei top 10 anno 1994. In vasca lunga avevamo 33,35 nei 50, 1.13,00 nei 100 ai giovanili estivi di Roma e 2.45,91 ai regionali del Trentino-Alto Adige in luglio. A Riccione si approda agli straordinari 30,94 e 1.06,45, che valgono il titolo. Il progresso cronometrico manifestato in un tempo così ridotto è entusiasmante, per cui si ha la speranza di stare assistendo all’esplosione di un nuovo talento, un’altra supernova della rana italiana che possa portarci ai vertici europei e mondiali e non di avere invece un effetto di improvvisa ed eccezionale amplificazione delle prestazioni, come in altri casi cui abbiamo assistito in questi due anni, in particolare nella rana femminile.
Diverso è il discorso che riguarda l’altra sorpresa del campionato assoluto: Tommaso Romani. Più che di sorpresa si deve infatti pensare a una definitiva maturazione del giovane atleta fiorentino classe 1992, che già da alcuni anni si era distinto tra i migliori farfallisti della sua generazione. Sono infatti numerosi i titoli italiani giovanili conquistati da Romani in questi anni: a solo titolo di esempio ricordiamo la tripletta di medaglie d’oro nei 50 stile libero, 50 e 100 farfalla ai giovanili invernali 2009 anno 1992, il titolo nei 50 farfalla juniores ai giovanili estivi e le partecipazioni a manifestazioni internazionali con la nazionale italiana giovanile. Giova ricordare la medaglia d’argento nei 50 farfalla ai Campionati europei Juniores di Praga 2009, il successo nei 100 farfalla al Trofeo 6 Nazioni di Novara 2009, il secondo posto in Coppa Comen 2008 sempre nei 100 farfalla. Forse solo pochi pensavano che Romani avrebbe potuto battere grandi campioni quali Goldin e Natullo, anche se un segnale c’era stato ai campionati regionali toscani assoluti il 7 novembre, dove Romani aveva fatto segnare un eccellente 51,91. Invece, il talento giovanile è maturato gradualmente ed è arrivato alla vittoria assoluta.
Il gesto tecnico: Ci appare incontrovertibile l’affermazione che il gesto tecnico principe di questo campionato sia stato “la subacquea”. Sarà l’effetto di riduzione di attrito dovuto ai costumi gommati, sarà l’effetto della vasca corta, ma è apparso evidente come la fase subacquea sia stata una delle chiavi tecniche che ha permesso di vincere diverse gare. Tra tutti ci piace ricordare la subacquea di oltre 10 metri eseguita da Niccolò Beni ai 175 metri dei 200 farfalla che gli ha permesso di staccare Natullo e vincere con il record italiano. Non da meno le subacquee di Elena Gemo nel 200 dorso che le consentivano, virata dopo virata, di recuperare il distacco che Alessia Filippi le infliggeva nella fase nuotata in superficie e di vincere, con grande sorpresa anche sua, la gara.
La curiosità: Un ulteriore episodio dei campionati assoluti merita di essere ricordato: la gara dei 50 dorso maschi si è svolta con tutti gli atleti che hanno indossato lo slip rinunciando, con un gentlemen’s agreement proposto da Enrico Catalano e accettato da tutti i colleghi, ai costumi di nuova generazione. Questo episodio ci dà un’anticipazione di cosa potrà succedere dal 1/01/2010 e, allo stesso tempo, ci ha fatto fare un salto indietro nel tempo, quando di fogge e materiali dei costumi non si parlava. L’episodio è ovviamente simbolico, ma giova ricordare alcuni commenti dei protagonisti, tra i quali il vincitore Mirko Di Tora e il secondo arrivato Damiano Lestingi, sulla “fatica” provata nel nuotare senza la tuta gommata alla quale ci si era ormai abituati e sul fatto che il nuoto del passato ritorna il nuoto del futuro.

Conclusioni
Quali considerazioni si possono trarre a conclusione di questo evento? Qual è la situazione del nuoto italiano all’ultima stazione dell’era della gomma? I pareri sono discordanti. Se il livello attuale del nuoto italiano è quello dimostrato ai campionati mondiali, abbiamo alcune stelle intergalattiche (Pellegrini, Filippi) dietro alle quali il movimento si mantiene a un livello buono, senza sfondare definitivamente né in campo mondiale né europeo, come invece sta avvenendo a livello juniores. Il campionato pare confermare questo stato di salute che dovremo verificare proprio il prossimo dicembre a Istanbul. Ci attendiamo le conferme delle stelle e l’ulteriore crescita dei giovani talenti che devono dimostrare e confermare i progressi fatti. Su tutto questo aleggia tuttavia un fantasma evocato da tutti e del quale ciascuno degli addetti ai lavori nutre una malcelata preoccupazione: l’abolizione dei costumi di nuova generazione. Cosa succederà, quali valori emergeranno e come si riadatterà il movimento del nuoto a questa controrivoluzione? I pareri sono discordanti anche su questo aspetto, anche se tutti concordano sul fatto che i tempi aumenteranno vertiginosamente. Una parola l’ha spesa su questo argomento la veterana della nazionale italiana Cristina Chiuso, adesso dirigente Aurelia Nuoto: “Sarà un nuoto diverso, completamente diverso!”
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» [Articolo]Corsia4 ricorda Alberto Castagnetti
Oct 19, 2009 - 10:31 PM - da Tika
Lo Staff di Corsia4 si unisce al cordoglio di tutta Italia per la prematura scomparsa di Alberto Castagnetti.
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» [Articolo] Federica Pellegrini
Oct 19, 2009 - 7:43 PM - da Tika
Federica dei miracoli

Chiara Marchetti

Il 5 agosto 1988 a Mirano, nasce Federica Pellegrini. E’ una bambina grande e piange più forte di tutte.
Il 29 luglio 2009 a Roma, rinasce Federica Pellegrini. E’ la regina dei campionati e nuota più forte di tutte.

Nel mezzo c’è la storia di una bambina che inizia, come tanti, a nuotare controvoglia, ma che si accorge di andare veloce, si appassiona, si intestardisce, cresce, diventa eccezionale. C’è una vita intera, forse anche due.


Atene 2004, l’Italia ha Fede

C’è una storia di viaggi in macchina, chilometri sull’asfalto e chilometri in acqua, vasche lunghe, vasche corte, allenatori severi, genitori presenti, gatti, fratelli, Venezia, Milano e una riga nera sul fondo.
Fino ad Atene, dove il 17 agosto 2004 Federica Pellegrini si presenta ai blocchi di partenza della finale dei 200 stile libero femminili con le unghie smaltate di nero e il miglior tempo di qualificazione. E’ piccola, Federica, ad Atene, ha i capelli lunghi, la tuta che sembra troppo grande e guarda incredula Franziska Van Almsick , l’idolo di una vita, quando le capita accanto in acqua.
L’Italia intera, che ancora ricorda le bracciate vincenti dei ragazzi di Sydney, è di fronte agli schermi, nelle case, negli alberghi, nei villaggi turistici. Sulle prime pagine dei giornali sportivi si fa retorica spicciola, nei telegiornali si parla finalmente di nuoto, ai tavolini del bar, fra un caffè e un aperitivo, si parla della “ragazza di Venezia, quella che nuota, quella con la voce strana”.
Fra gli italiani che vanno forte, Federica è entrata di diritto a 15 anni, vincendo i 100 stile ai primaverili di Ravenna, nell’aprile del 2003. L’exploit la porta dalla Serenissima Nuoto all’ importante DDS, con l’amica Chiara Pettenò, promettente dorsista. Lascia Venezia e si trasferisce a Milano.
A colpi di podi e record nazionali, si guadagna il posto in nazionale assoluta e debutta.
Dopo l’esordio mondiale a Barcellona nel 2003 sabotato da un’influenza e gli Europei del 2004 a Madrid che le avevano portato una medaglia di legno, passati sotto il radar dell’informazione di massa, Federica si presenta al mondo e lo fa con voce forte e sicura.
Tocca seconda con 1’58’’22, beffata per 19/100 dalla rumena Camelia Potec. Con una linguaccia e un sorriso, la più giovane medagliata olimpica della storia italiana sale sul podio e si porta a casa un argento e una corona di alloro. E l’attenzione di una nazione.
Si vede subito che è diversa, che è disciplinata, parla al plurale per indicare chi lavora con lei per i suoi risultati, dice “Non è la medaglia, è l’allenamento la gioia quotidiana”.


Montreal 2005, le lacrime amare

E, in quello che poi si rivelerà il vero stile Pellegrini, al picco di Atene segue il buio. Gli anni fra il 2005 e il 2006 sono anni di tristezza, solitudine, depressione. In una Milano forse poco adatta a lei, Federica sgomita per trovarsi i suoi spazi, inizia mille nuove lotte, con se stessa e il suo fisico che cresce e cambia, con la federazione per avere sempre con sé l’allenatore Di Mito, con le aspettative di essere sempre in cima al mondo, fra le più veloci.
A maggio del 2005 Federica dà il uso contributo all’antologia “Per passione” in compagnia di Aldo Montano, Giorgio Rocca e Stefano Baldini. E’ un libro per ragazzi, insegna l’etica dello sport, insegna a non affidarsi al doping.
I Mondiali di Montreal arrivano in un soffio.
Ancora una volta i blocchi di partenza Federica è la favorita, con il suo 1’57’’92, ottenuto ad aprile in occasione dei primaverili di Riccione, miglior tempo dell’anno. Ha 17 anni, ha ancora lo smalto nero sulle unghie e un costume tutto suo con il nome scritto su un fianco.
In finale nuota 1’58’’73. Cosa è successo non se lo sa spiegare neanche lei, quando tocca seconda dietro alla francese Solenne Figues. Piange, dice “Questo argento per me non vale niente”, e la rimproverano per quelle dichiarazioni, perché si è fatta prendere dal momento e non si rende conto. Non si rende conto che l’Italia sta lì a guardare, a decidere, a giudicare.
E’ famosa, finisce sulla copertina di Vanity Fair con Filippo Magnini, i paparazzi la seguono in vacanza, si parla delle sue scarpe, dei suoi tatuaggi.


Budapest 2006, il dolore e la solitudine

Arriva settembre e Federica, a testa bassa, rientra in vasca. Ha una spalla dolorante ma lavora senza sosta. Quando inizia la stagione invernale in vasca corta, è pronta a primeggiare. Agli Europei di dicembre in vasca corta a Trieste, porta a casa il primo oro internazionale nei 200 stile e la sua prima medaglia nei 400 stile, un bronzo. La spalla peggiora.
Nell’aprile 2006, a Shangay, all’esordio ad un mondiale in vasca corta, vince l’argento nei 200 e il bronzo nei 400. Il viaggio di ritorno lo fa in lacrime per il dolore alla spalla. A Milano la aspettano per rimetterla in sesto, con l’aiuto del Medico Sociale della DDS, Fabio Forloni, e di quello del fisioterapista della nazionale, Marco Morelli. Combattuta fra l’operazione alla spalla o il lungo lavoro di fisioterapia, Federica arriva agli europei in vasca lunga di Budapest, nell’ estate 2006, decisamente fuori forma. Rinuncia ai 100 stile, nuota le batterie dei 200 stile ma si ritira, insoddisfatta del suo 2’01’’87, nuota le staffette ma non i 400 stile a cui è iscritta, torna in Italia e salta anche gli Assoluti Estivi.
Il settembre 2006 è un mese di cambiamenti, Federica lascia la DDS, Milano, Max Di Mito, l’allenatore storico, e la Speedo. Approda all’Aniene, voluta e amata dal presidente Malagò, si trasferisce a Verona per allenarsi al Centro Federale con il ct della nazionale Alberto Castagnetti e firma il contratto con l’Adidas.

Melbourne 2007, le lacrime felici

Federica torna a brillare, è la stagione 2006/2007. Cambia la bracciata, lavora sulla spalla che smette di farle male, si allena con gli uomini.
Agli Europei in vasca corta di Helsinki, gareggia nei 100, nei 200, nei 400 e negli 800 stile, conquista un bronzo nei 400 stile. Torna in vasca ad allenarsi e prepara l’evento principale della stagione.
Il 27 marzo 2007, ai Mondiali di Melbourne, Federica nuota la semifinale dei 200 stile, quando tocca il cronometro dice 1’56’’47. Lo schermo dice RECORD DEL MONDO, tutto maiuscolo, come le cose che vanno urlate forte. E Federica urla, sbatte i pugni sull’acqua, ride. Alberto Castagnetti, nel suo angolo, piange. Dura poco meno di 24 ore, Laure Manaudou, glielo porta via in finale. Federica è di bronzo, ma le va bene lo stesso.
Agli Europei in vasca corta di dicembre a Debrecen, non si parla di risultati, e non si parla di Federica. Si parla di Laure Manaudou che ha lasciato Luca Marin per Benjamin Stasiulis, di Laure Manaudou nuda su Internet, di lanci di oggetti sugli spalti. Federica, per una volta tanto ignorata, vince un argento nei 400 stile e torna a Verona.
E’ nel gennaio 2008 che i paparazzi francesi, inseguendo Luca Marin, scattano le prime foto di Luca e Federica insieme, fra le vie di Verona che si baciano. E se fino a quel momento c’era qualcuno che Federica non l’aveva ancora sentita nominare, ormai la conoscono tutti. Tutti aspettano Pechino.


Eindhoven 2008, bla bla bla

Prima della Cina, però, il mondo del nuoto fa tappa ad Eindhoven, nel marzo 2008, per gli Europei in vasca lunga.
La Federica olandese è senza dubbio una delle migliori Federica di sempre, tanto da far dubitare che a Pechino possa essere altrettanto brava.
E’ una settimana intensa: il 18 marzo nuota 53’’68 nella finale della 4x100 stile libero e vince la prima medaglia di staffetta femminile dal 2000 con Ferraioli, Simonetto e Chiuso. Il 21 marzo con Carpanese, Filippi e Spagnolo agguanta il bronzo nella 4x200 stile libero e nuota la frazione interna più veloce mai nuotata al mondo con 1’54’’98. Il 22 marzo nuota la batteria dei 200 stile, lasciandosi il vuoto alle spalle, ma viene squalificata per falsa partenza, l’Italia presenta ricorso ma nel pomeriggio, in semifinale, Federica non c’è. Il 24 marzo Federica torna in vasca, nuota la qualificazione dei 400m stile e si accomoda in finale in quarta corsia. In finale nuota 4’01’’53, record del mondo sottratto a Laure Manaudou e primo titolo europeo, il resto sono tutte chiacchiere.


Pechino 2008, croce e delizia

Nel Water Cube di Pechino, il nuoto è uno sport nuovo, sono cambiati i costumi, vanno tutti più veloci, non si capisce più niente. Federica arriva con una nazione e una nazionale sulle spalle, nessuno lo dice per superstizione ma si sa, tutti vogliono la doppietta, due ori. Vogliono il riscatto da Atene, vogliono i record del mondo, vogliono Federica sotto i 4 minuti nei 400, perché se non lo fa adesso lo farà un’altra.
C’è pressione e Federica si spezza.
L’11 agosto, alle 4 del mattino, in Italia, i televisori si accendono, si sintonizzano e aspettano. A Pechino, Federica affonda. E’ sempre dietro, arranca, fa fatica, le passano davanti. Perde. Perde male, con 4’04’’56. All’arrivo si accascia sulla corsia, guarda in basso, esce dalla vasca e se ne va. E nessuno sa bene cosa dire, c’è silenzio e sgomento.
Quel pomeriggio, Federica deve nuotare la batteria dei 200 stile, ma non ci crede più nessuno. Alcuni dicono che ci stupirà, che i 200 sono la sua gara, ma si sente che non c’è convinzione nella voce. L’abbiamo vista tutti stamattina, non ce la faceva. Per strada la gente dice “Hai visto la Pellegrini? Ha perso”, dicono anche “Se lo merita, così impara a fare la diva”, non ci crede proprio nessuno.
Poi Federica scende in vasca, con il costume nero e la fronte corrucciata sopra gli occhialini. Si tuffa e anche Castagnetti è insicuro, dice “Speriamo non faccia il record del mondo, altrimenti siamo punto a capo”. Ma Federica non lo può sentire e fa il record lo stesso, è il suo terzo, 1’’55’’45, così, come se niente fosse.
Il 13 agosto, per la finale dei 200 stile libero, il Water Cube è pieno di paura, di ansia, di attesa. Federica ai blocchi non guarda nessuno, guarda il fondo della vasca, guarda in basso, guarda un punto nel nulla ma non guarda nessuno. Sugli spalti Luca Marin e Alessandro Terrin si stringono e si girano, non vogliono guardare.
E finalmente, dopo quattro anni, 1 minuto, 54 secondi e 82 centesimi, Federica Pellegrini diventa campionessa olimpica, si prende il suo quarto record del mondo e piange, piange, ride, sbatte i pugni sull’acqua, abbraccia le avversarie in acqua, abbraccia le amiche a bordo vasca, fa la linguaccia. E per un momento è così tanta la gioia che sembra ci sia solo lei in quella vasca. E quando sul podio batte le mani a ritmo con l’Inno di Mameli e tutti la seguono, allora è vero, sono tutti lì per lei.


Riccione 2009, la paura

Dopo le Olimpiadi, Federica scappa in vacanza con Luca Marin. In Italia invece da Federica non si scappa, pubblicità, televisione, radio, giornali, riviste, rotocalchi.
Il mondo va avanti e aspetta i Mondiali di Roma, nell’ambiente però si raccolgono segnali preoccupanti. Inizia la stagione e Federica non riesce a nuotare più di 200m di seguito: a Viterbo si ferma nei 400 stile, agli Assoluti invernali di novembre a Genova arriva seconda nei 200 stile in mattinata e nel pomeriggio collassa nel bel mezzo degli 800 e viene portata fuori a braccia. Seguono visite e controlli.
Ufficialmente è asma, in realtà è paura.
Paura della fatica fatta a Pechino, paura di non respirare, paura di affondare, tanta paura.
Agli Europei in vasca corta di Rijeka, due settimane dopo Genova, nella vasca corta a lei poco congeniale, evita il problema e nuota solo i 200 stile e le staffette. Torna a casa con un oro individuale corredato di record del mondo (1’51’’85) e un bronzo nella staffetta mista con Gemo, Panara e Di Pietro.
Ma chiudere gli occhi non manda via il problema. Nel marzo 2009 a Riccione, ci sono gli Assoluti Primaverili, bisogna qualificarsi per i Mondiali di casa, non Federica, ma tutti gli altri si, per cui l’attenzione è tanta, forse più di quanta ce ne sia mai stata.
Il giorno dei 400 Federica arriva fino al blocco di partenza, poi la paura prende il sopravvento e non ce la fa, se ne va. Lascia la piscina in macchina con Luca sotto i flash dei fotografi.
Due giorni dopo, torna in vasca per i 200 stile e ci regala il primo record del mondo italiano in una piscina italiana, con 1’54’’47. E’ il suo sesto, nessuno si stupisce più.


Roma 2009, la regina

Tutti le fanno domande, “Federica, come risolverai questo problema dei 400?”, lei risponde che è tutto nella testa, che ci stanno lavorando, lei, Alberto, lo psicologo, che non vi preoccupate, a Roma mi prendo il titolo e il record del mondo, il record del mondo che le hanno rubato le inglesi ai loro campionati.
I costumi continuano a creare scompiglio, Federica abbandona la Jaked, sponsor della nazionale, e firma con la Mizuno. Si dice che siano tanti soldi. La Mizuno dice solo “Stiamo lavorando ad un costume proprio per lei”.
Lei non si tira indietro davanti a nessuno, protesta per ogni sgarbo da parte della Federazione, della Jaked, di chiunque, battagliera si fa sentire sempre. Si fa fotografare ricoperta d’oro per la copertina di Vanity Fair, dice “Non mi fate parlare, che è meglio”. Ma di nuoto non se ne vede, il tempo è poco, mancano poche settimane e l’ultimo 400 che Federica ha nuotato è stato quello di Pechino.
Così, per zittire tutti, si fanno le prove generali, a Pescara, in occasione dei Giochi del Mediterraneo. Federica è iscritta solo ai 400 stile e a una staffetta.
Si presenta in vasca con il tanto chiacchierato costume Jaked a cui ha oscurato il logo, quasi si sentono i bisbigli dei critici. Ma non c’è paura che tenga, non c’è polemica, non c’è argine, Federica è leggera e potente, è magnifica, solitaria avanti a tutte. Ferma il cronometro a 4’00’’41, è di nuovo lei la più veloce.
Quando la squadra italiana arriva a Roma, la Jaked e Federica Pellegrini sono in pieno conflitto. L’azienda la accusa di ipocrisia per aver scelto il loro costume perché è migliore ma di aver poi coperto il marchio del costume. La campionessa dice che a settembre andrà via, in America, con Luca, perché non ne può più degli attacchi personali e vuole cambiare aria.
Alla conferenza stampa di inaugurazione dei campionati si presenta con una sciarpa che le protegge la gola dall’aria condizionata ma che copre anche il marchio Jaked sulla maglietta. Alla cerimonia di apertura consegna la bandiera italiana al Presidente Napolitano.
Le testate giornalistiche propongono sondaggi su di lei, danno ampio spazio alla rivalità fra Pellegrini e Filippi. E’ la più chiacchierata e non ha ancora nuotato un metro.
Quando nuota è il trionfo.
E’ a Roma, a casa sua, che finalmente Federica è la migliore Federica di sempre, ineccepibile, al massimo di ogni possibilità.
A Roma Federica nuota i 400m, butta giù il muro dei 4 minuti a forza di bracciate, lo sfonda ma lo oltrepassa da sola con il suo incredibile 3’59’’15, le altre le stanno a debita distanza.
Nuota i 200 stile per tre volte, due volte al record mondiale, vince con 1’52’’98. Dietro di lei, il vuoto.
Nuota la staffetta 4x200 stile al mattino, si lamenta, sgrida le compagne con tono duro, pretende impegno, poi la nuota di nuovo al pomeriggio, la prende all’ottavo posto e porta per mano le compagne alla medaglia di legno.
A Roma Federica conquista e ammalia. Il pubblico sta a guardare stordito, virata dopo virata, dichiarazione dopo dichiarazione, record dopo record, Federica che si mangia la vasca, che conquista il mondo. La più brava di tutte.

Ora è ottobre, Federica non è partita. Castagnetti si è operato al cuore e lei diceva che non se l’era sentita di andarsene in questo momento, che sarebbe andata fra qualche mese.
Ma Alberto non ce l’ha fatta, l’ha lasciata sola e le crolla il mondo addosso.
Noi altri rispettiamo, le staremo a debita distanza e la guarderemo risollevarsi ancora.

Origine immagini utilizzate per l'articolo:
Slideshow - Federica Pellegrini (Copyright: Sky Sport)
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» [Articolo] I costumoni
Oct 19, 2009 - 7:39 PM - da Tika
I costumoni 2008-2009: indumenti o attrezzi tecnici?


di Taxi_babbo

Introduzione

Gli anni 2008 e 2009 sono stati veramente speciali per il nuoto mondiale. Mai si era assistito prima a un miglioramento così ampio e generalizzato delle prestazioni, a primati mondiali abbattuti giorno dopo giorno. In questi due anni i protagonisti, gli addetti ai lavori, gli appassionati e il pubblico hanno assistito a qualcosa di straordinario e allo stesso tempo sconvolgente. Il nuoto ha vissuto in questo periodo una vera e propria rivoluzione che, come tutte le rivoluzioni, ha creato scompensi e ha alterato equilibri, ha determinato discussioni anche laceranti e ha costretto gli organi dirigenziali di questo sport a valutare situazioni e prendere decisioni, talvolta contraddittorie e affrettate, ma anche drastiche, con cambiamenti di direttive anche impensabili.

Cosa ha determinato questa situazione così particolare che mai prima di ora era stata vissuta in questo sport? La svolta alla quale possiamo far risalire il terremoto che ha sconvolto il nuoto mondiale è stata l’omologazione da parte della FINA (la Federazione Internazionale del Nuoto), nei primi mesi del 2008, di un costume realizzato con inserti di materiale plastico, che ha aperto la porta all’uso generalizzato di costumi realizzati con materiale “non tessuto” e quindi all’introduzione dei cosiddetti costumoni 2008-2009, popolarmente etichettati con il nome di “placcati”, o “gommoni”, a seconda se il costume sia costituito solo in parte o interamente di materiale plastico.

Questo articolo vuole ricordare la storia di questi due anni ricostruendo i fatti avvenuti e vuole infine discutere gli effetti che l’introduzione dei costumi ha portato nel mondo del nuoto. Cercheremo volutamente di assumere un atteggiamento il più possibile imparziale, soprattutto nella ricostruzione degli eventi, e lasceremo solo in fondo spazio alle opinioni e alle interpretazioni personali.

I fatti storici

1. I primi costumi integrali
Il costume per il nuotatore è stato storicamente solo ed esclusivamente un indumento necessario per la pratica pubblica del proprio sport in modo da rispettare il comune senso del pudore. Tuttavia, la ricerca tecnologica alla fine del ventesimo secolo aveva portato allo sviluppo, manifestatosi in pieno alle Olimpiadi del 2000, di costumi che, al di là della funzione puramente coprente, si proponevano di migliorare le caratteristiche di scivolamento del nuotatore riducendo l’attrito con l’acqua. Tutti ricordano la tuta integrale di Ian Thorpe e i costumi di foggia totalmente nuova rispetto al passato che hanno caratterizzato quegli anni, i quali hanno portato a coprire una superficie del corpo sempre più ampia, pur utilizzando un materiale tessuto nel senso letterale del termine.


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Figura 1: Il fuoriclasse australiano Ian Thorpe con uno dei primi costumi integrali in tessuto a Sydney 2000

Comunque sia, i miglioramenti di prestazione che sono stati attribuiti ai costumi dei primi anni duemila non sono stati così sconvolgenti da rivoluzionare la naturale progressione di crescita del nuoto mondiale e nessuno aveva pensato di affermare che la norma SW10.8 del regolamento internazionale del nuoto fosse stata in qualche modo violata, e cioè che “il nuotatore non deve usare nessun attrezzo (in inglese “device”) che possa aumentarne la velocità o il galleggiamento naturale”. Abbiamo quindi assistito a un’evoluzione di tessuti e di costumi, guidata inizialmente dalla Speedo, che ha coinvolto tutti i principali fabbricanti di costumi. Essa ha tuttavia portato a un progresso graduale e non a una rivoluzione nel mondo del nuoto, che non ha comunque alterato il trend naturale di sviluppo di questo sport.

2. L’introduzione dello Speedo LZR
La svolta avviene, come si accennava in precedenza, nel Febbraio 2008, quando ancora la Speedo propone per l’omologazione alla FINA un nuovo costume: lo Speedo Lazer Racer, il cosiddetto LZR. Questo costume è caratterizzato per la prima volta dall’introduzione di sottili pannelli di materiale poliuretanico, posizionati in punti strategici del corpo dell’atleta. La FINA omologa questo costume, senza rendersi conto che questa mossa aprirà la strada alla rivoluzione dei 20 mesi seguenti o, secondo alcuni, per consentire un vantaggio competitivo all’azienda che è il proprio sponsor a soli 6 mesi dalle Olimpiadi di Pechino, basandosi su una interpretazione allargata del termine “fabric” che, secondo la nuova interpretazione FINA, non deve essere più inteso come “tessuto” in senso stretto (strictu senso, dal Comunicato FINA), ma allargato anche ad altri materiali.


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Figura 2: Leisel Jones sfoggia lo Speedo LZR alla presentazione ufficiale del nuovo costume

L’esplosione dei record del mondo - Di fatto le nazioni maggiormente legate all’azienda americana (prevalentemente il mondo anglosassone) iniziano ad usare questo nuovo costume a placche poliuretaniche. I risultati sono sorprendenti: nelle nazioni dove si usa il nuovo costume placcato giungono dai vari meeting e trials notizie di record battuti e miglioramenti individuali incredibili. Nei mesi di febbraio, marzo e aprile crollano un numero impressionante di record del mondo, molti di più di quanto si sia visto nel passato. Se prendiamo ad esempio il Campionato Mondiale in vasca corta di Manchester (Aprile 2008) vediamo cadere 18 record del mondo contro i 4 di Shangai 2006 e i 4 di Indianapolis 2004. Anche in Europa non si scherza e ai Campionati Europei di Eindhoven del Marzo 2008 cadono 6 primati mondiali e 12 europei, quando a Budapest 2006 c’erano stati 4 record del mondo e solo 3 europei e a Madrid 2004 solo 4 record europei. Guarda caso, la quasi totalità dei record viene stabilita da atleti con il nuovo costume Speedo. Spicca tra essi solo Federica Pellegrini che stabilisce ad Eindhoven il mondiale dei 400 stile libero in 4.01.53 con un “normalissimo” costume in tessuto.
Inizia un periodo caotico - Il mondo del nuoto si accorge che questa improvvisa accelerazione delle prestazioni è dovuta a un fattore nuovo: essa coincide con l’uso di una nuova generazione di costumi che fanno la differenza rispetto a prima. La decisione FINA di omologare lo LZR ha innescato un fenomeno, forse imprevisto, ma comunque devastante. Questa consapevolezza che prende man mano forza e si generalizza tra tutti gli addetti ai lavori dà vita a un periodo di vero e proprio caos. Dobbiamo pensare che mancano meno di quattro mesi alle Olimpiadi. Tutti gli atleti di punta realizzano l’importanza di avere un costume nuovo e parte la frenetica ricerca del costume più veloce. C’è vera e propria fibrillazione tra i costruttori di costumi chiamati in pochissimo tempo a sfornare un prodotto che possa essere competitivo con lo Speedo LZR. Se gli atleti sponsorizzati direttamente o tramite la federazione di appartenenza dalla Speedo dormono sonni tranquilli, gli atleti appoggiati da altre marche sono alla disperata ricerca di soluzioni alternative. Assistiamo quindi a contratti storici di sponsorizzazione, quale quello di Filippo Magnini con Arena, cancellati in pochi giorni per poter gareggiare alle Olimpiadi con un prodotto di nuova generazione (Corriere.it). La Federazione Italiana Nuoto (FIN) dispone che i costumi di nuova generazione (al tempo pressoché esclusivamente lo LZR) non debbano essere utilizzati ai Campionati Italiani Assoluti di Livorno, prova di selezione olimpica, appellandosi al fatto che questi costumi non sono disponibili per tutti i concorrenti e legittimando quindi implicitamente la superiorità di tale costume rispetto agli altri.


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Figura 3: Federica Pellegrini stabilisce nel 2008 ad Eindhoven uno dei pochi primati del mondo con il costume di vecchia generazione


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Figura 4: Filippo Magnini passa da Arena a Speedo pochi giorni prima delle Olimpiadi

In questa situazione già così caotica si aggiunge un ultimo elemento che segnerà pesantemente il periodo post olimpico. A pochi giorni dalle Olimpiadi la FIN rompe clamorosamente (comunicato FIN) e unilateralmente un contratto pluriennale con la Arena suo sponsor storico e si lega a una azienda sconosciuta di Vigevano, mai emersa tra i fabbricanti di costumi, la Jaked, la quale si impegna a fornire il materiale tecnico per le Olimpiadi agli atleti italiani: un costume di nuova generazione omologato dalla FINA il 4 giugno 2008. Gli appassionati apprendono inizialmente con costernazione la notizia, vista l’inesperienza specifica del nuovo fornitore, ma dietro questo marchio, italicamente acronimo dei figli del proprietario Giacomo ed Edoardo (Jak-Ed), c’è una geniale intuizione italica: la Jaked propone infatti un costume costruito interamente in poliuretano. Il tessuto sparisce definitivamente dai costumi e inizia l’era dei primi “gommoni”.


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Figura 5: Federica Pellegrini campionessa olimpica in Jaked

3. Le Olimpiadi
Le Olimpiadi di Pechino sono il trionfo della nuova tecnologia. La FINA forse percepisce gli effetti dovuti alla prima decisione del febbraio precedente, ma non ha la forza e la volontà di impedire o frenare la proliferazione dei costumi in gomma. A Pechino crollano 25 record del mondo, quando ne avevamo visti cadere 7 sia ad Atene 2004 che a Sidney 2000. Inutile dire che si assiste al “festival della gomma” con Speedo, Jaked per gli italiani, ma anche altre marche impegnate con nuovi prodotti, sia placcati che integrali in poliuretano. Per la nazionale italiana si registrano luci e ombre che mettono in evidenza un costume promettente come prestazione, ma forse non ancora pienamente sviluppato dalla fase prototipale.
Le Olimpiadi di Pechino, svoltesi nel mese di agosto, chiudono di fatto la stagione estiva 2008 e lasciano sul terreno questa vera e propria rivoluzione alla quale gli appassionati hanno assistito inermi, incerti se gioire dei record e dei miglioramenti ottenuti, della risonanza mediatica che il nuoto ha avuto, oppure preoccupati per una sovraesposizione eccessiva e per l’inflazione di imprese che hanno significato nell’opinione pubblica quando sono rare, ma che lo perdono quando accadono con cadenza giornaliera. Inizia un periodo di riflessione da parte delle federazioni nazionali e degli addetti ai lavori, ma ormai appare chiaro a tutti che i costumi di nuova generazione portano miglioramenti generalizzati e importanti delle prestazioni.


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Figura 6: Fiammante Jaked color bronzo

4. La diffusione generalizzata dei costumoni
Se gli atleti di punta, i nazionali e gli olimpionici hanno già potuto usufruire di questi oggetti, in verità piuttosto difficili da reperire, l’autunno-inverno 2008 registra la diffusione capillare dei costumi di nuova generazione. I costruttori iniziano la produzione di massa sotto la richiesta del mercato degli atleti di medio livello, dei master e del mondo del nuoto giovanile, per cui i numeri in gioco aumentano vertiginosamente. La FIN, in sintonia con altre federazioni nazionali, proibisce l’uso dei costumi di nuova generazione alla categoria Ragazzi, cercando di limitare il fenomeno almeno tra i più giovani. Si assiste comunque a una diffusione capillare dei nuovi costumi. I Campionati Italiani Assoluti Invernali di Genova si ricordano come quelli dove gli atleti che si presentano ai blocchi con vecchi costumi si contano sulle dita di una mano e iniziano ad apparire addirittura gommoni con colori sgargianti. Da noi la fa da padrone la Jaked, sull’onda del successo olimpico, che presenta una palette di colori per i suoi costumi degna di un campionario di auto di successo. Ma al di là della brillantezza dei colori, la Jaked si segnala anche per i grandi miglioramenti che gli atleti che indossano quel costume riescono ad ottenere.

Anche il mondo del nuoto giovanile è squassato da questa innovazione. Nelle categorie Juniores e Cadetti emergono nuovi talenti e si assiste a prestazioni cronometriche impensabili prima: miglioramenti anche di alcuni secondi ottenuti dall’oggi al domani dopo aver indossato il costume di nuova generazione. La FIN si trova costretta per la prima volta dopo molti anni a non pubblicare tempi limite per l’accesso ai campionati nazionali giovanili invernali, ma a consentire l’ammissione tramite una graduatoria nazionale, non riuscendo a prevedere quali tempi limite avrebbero potuto selezionare un numero adeguato di atleti.

La percezione generale è comunque quella che senza costumi di nuova generazione un atleta sia comunque tagliato fuori dai risultati. Si comincia a ragionare in modo diametralmente opposto rispetto a prima: la domanda ricorrente quando si annuncia il tempo fatto da qualche atleta è “Ma che costume aveva?” Questo fatto tuttavia comincia a innescare forti perplessità nel mondo del nuoto: il responsabile tecnico della nazionale italiana Castagnetti parla di “doping tecnologico” dovuto ai costumi; si riflette sul fatto che il nome del nuotatore viene adesso associato al costume che indossa quando si commenta una prestazione; si inizia a pensare che la strada intrapresa sia sbagliata per il nuoto.

5. Inizia la marcia indietro
E’ l’inizio del 2009 che porta la FINA, sull’onda delle numerose prese di posizione di atleti, tecnici, federazioni, giornalisti e opinion makers, a iniziare dei passi indietro sulla questione costumoni. Vengono convocati i rappresentanti dei produttori, le procedure di omologazione dei nuovi costumi sono attente e vengono ripetute per i costumi già omologati in precedenza. Il primo passo concreto è la sottoscrizione di un accordo di programma, la cosiddetta “Dubai Chart”, nel quale vengono fissati limiti stringenti sulle caratteristiche dei costumi, quali spessore e galleggiamento e si cominciano a definire delle specifiche tecniche, meno generiche delle precedenti, alle quali i costumi dovranno attenersi. Inoltre, per la prima volta si conviene di fissare una data, il primo gennaio 2010, per un sostanziale passo indietro, consentendo da quella data solo costumi costruiti con meno del 50% della superficie di materiale non permeabile. Anche questo provvedimento è tuttavia contraddittorio perché nulla si dice su cosa significhi e come si misuri scientificamente la permeabilità, oltre al fatto che a molti appare un provvedimento tagliato su misura per mantenere in corsa lo Speedo LZR placcato ed eliminare dal 2010 i costumi interamente gommati. E’ comunque il primo significativo passo indietro delle autorità internazionali che avevano un anno prima, consciamente o no, aperto il cancello a tutto quello che era accaduto.


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Figura 7: Il world record di Alain Bernard sui 100 stile libero annullato causa costume Arena X-Glide non ancora omologato.

Si aprono discussioni anche su un possibile bando immediato dei costumi di nuova generazione, ma ancora una volta, incombendo nel giro di pochi mesi un’altra importantissima manifestazione internazionale quali i Campionati Mondiali di Roma, si decide di lasciare tutto inalterato fino a quella data, come era accaduto l’anno precedente con le Olimpiadi. La FINA decide di rinnovare le omologazioni dei costumi e, con la consulenza di un qualificato esperto scientifico quale il Prof. Jan-Anders Manson del Politecnico di Losanna, produce una lista di costumi omologati, di costumi respinti e di costumi da rivedere previa verifica che per tali costumi non esista “air trapping effect” e che cioè non siano in grado di trattenere aria al loro interno, cosa che ne migliorerebbe il galleggiamento. La situazione diviene caotica all’inverosimile, con costumi inizialmente omologati, adesso sospesi, altri già utilizzati da atleti di punta, con i quali avevano ottenuto record del mondo, che vedono i propri record non omologati a causa della mancata omologazione del costume con il quale avevano stabilito il record. Ne fa le spese Alain Bernard che frantuma a Montpellier il muro dei 47 secondi nei 100 stile libero con un fiammante Arena gommato che non ha ancora ricevuto l’omologazione, tempo che rimane negli annali ma senza essere approvato come record del mondo. La Jaked dimostra alla FINA, con la consulenza scientifica dell’Università di Pisa, che il suo costume gommato J-01, inizialmente rimandato, non trattiene aria quando sottoposto alla normale trazione esercitata dal corpo dell’atleta; altri costruttori quali Arena modificano il loro costume integralmente gommato con sottili strisce di lycra, materiale tessuto usato nei costumi tradizionali, che consentono la traspirazione dell’aria. Comunque sia, in Maggio 2009 sono finalmente disponibili e omologati i costumi con i quali verranno nuotati i Campionati Mondiali, modelli che vengono punzonati con il marchio FINA per una facile identificazione e verifica in camera di chiamata. Siamo quindi arrivati al punto che il costume necessita addirittura di una punzonatura identificativa.



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Figura 8: Michael Phelps mostra al pubblico il costume placcato dopo la vittoria su Cavic nei 100 farfalla dei mondiali di Roma

6. I Mondiali di Roma
Iniziano quindi i Campionati Mondiali di Roma, che sono vissuti da tutti, vista la Dubai Chart, come l’ultima spiaggia per i costumi integralmente gommati. E i risultati fioccano: i record del mondo vengono battuti gara dopo gara a partire dalle batterie (Mary Descenza nei 200 farfalla) e dalle semifinali. Alla fine dei fantastici giorni di Roma si contano 43 (quarantatre) nuovi record del mondo, quando ne avevamo visti 15 a Melbourne 2007 e 8 a Montreal 2005. Appare evidente agli appassionati che il gommone integrale sembra essere il protagonista assoluto con la presenza di Jaked J-01, Arena X-Glide, Adidas Hydrofoil e altri, e che i placcati che si vedono siano scelti dagli atleti più per vincoli contrattuali con il proprio sponsor che per vero valore tecnico. Tale almeno pare voglia significare la reazione di Michael Phelps che, subito dopo la fantastica finale dei 100 farfalla, mostra al pubblico il suo costume placcato (LZR) a indicare il valore della vittoria su Milorad Cavic in costume gommato, ottenuta nonostante l’inferiorità tecnica del materiale usato.


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Figura 9: Esempio di costume femminile modello 2010 senza poliuretano

Ma la cosa veramente importante che si registra durante i giorni di Roma è che nell’assemblea plenaria dei membri della FINA che riunisce tutti i paesi del mondo del nuoto viene deciso con una maggioranza schiacciante (con solo 7 voti contrari su circa 200 membri) di superare la Dubai Chart e di procedere al bando definitivo dei materiali gommati dai costumi a partire dal 2010 (vedi comunicato stampa FINA). Questa marcia indietro sui materiali non è l’unica decisione che viene presa, ma viene stabilito anche di porre limiti alla superficie corporea coperta dal costume, per cui i maschi potranno indossare solo pantaloncini che coprono dalla cintura fino alle ginocchia e le femmine dovranno indossare costumi coprenti dalle spalle al ginocchio con schiena aperta e senza chiusure a zip o clip di aggancio. Una vera controrivoluzione che riporta i costumi del nuoto indietro nel tempo e che chiude definitivamente (?) questo pazzo biennio.

Perché i costumoni migliorano le prestazioni?

Che i costumoni 2008-2009, placcati o gommati che siano, portino mediamente a ingenti miglioramenti delle prestazioni è un fatto sul quale sono tutti d’accordo. E sarebbe ben difficile non esserlo quando in 12 mesi dopo la loro introduzione sono stati abbattuti oltre 100 record del mondo, quando la stragrande maggioranza degli atleti ha migliorato i propri primati personali, talvolta fermi da mesi o anni. Il problema è capire perché i costumoni migliorano le prestazioni. Chiariamo subito che un test scientifico rigoroso che dimostri in modo inoppugnabile l’entità del miglioramento e le ragioni fisiche di ciò non è, alla conoscenza di chi scrive, mai stato annunciato o pubblicato. Quello che possiamo fare è valutare i risultati ottenuti dagli atleti, le sensazioni e le dichiarazioni di essi, collezionare dati che possano far capire in modo statistico cosa succede.

1. I vantaggi
L’opinione condivisa dagli addetti ai lavori è che i costumoni producano una sensibile riduzione dell’attrito del nuotatore in acqua, ma questa riduzione non può essere imputabile solamente alla maggiore scorrevolezza del materiale poliuretanico rispetto al tessuto di lycra. C’è qualcosa di più, qualche ulteriore fenomeno del quale non possiamo ancora dare una dimostrazione scientifica e di cui possiamo solo suggerire l’esistenza. E’ opinione diffusa, che emerge dalle dichiarazione degli atleti, che la differenza si senta in modo particolare nelle fasi subacquee del nuoto. “Sott’acqua scivolo che è una bellezza” è la frase che si sente riferire da chi prova per la prima volta un costume gommato. E questo conferma che ci sia una sensibile riduzione di attrito (in inglese drag) proprio quando l’atleta e il suo costume stanno completamente immersi in acqua.

Un altro effetto che si è supposto importante, o almeno che la FINA ha ritenuto fondamentale avendo rifiutato l’omologazione a costumi per i quali c’era il sospetto che potessero “intrappolare aria al loro interno”, è il miglioramento del galleggiamento dell’atleta. Il costume di per sé, essendo la sua galleggiabilità limitata per regolamento a 1 Newton (equivalente a circa 100 grammi), porta un galleggiamento non significativo rispetto al peso dell’atleta. Ma se il costume intrappola aria tra le molecole che lo costituiscono o nelle intercapedini che si formano tra materiale e corpo dell’atleta, allora questa quantità di aria può contribuire significativamente a migliorare il galleggiamento complessivo. Inoltre dobbiamo pensare che il poliuretano, essendo poco permeabile, tende ad imbibirsi di acqua con maggiore lentezza e possiamo quindi pensare che mantenga più a lungo le proprietà di galleggiamento. Esagerando si può immaginare che in una gara breve che dura due-tre decine di secondi il costume “rimanga asciutto”. E un galleggiamento migliorato può essere importante e decisivo per atleti che non godono di quella dote naturale. Infatti molti di essi dichiarano: “Sentivo di galleggiare bene, in particolare nella zona delle gambe”. Ecco la ragione per la quale una delle regole diramate nel pazzo biennio è stata il divieto di uso di più costumi sovrapposti tra loro, per impedire la formazione di intercapedini di aria, regola costata squalifiche e annullamento di record, quali il primato mondiale di Therese Alshammar dei 50 farfalla stabilito a Sidney nel marzo 2009.

Ma forse uno degli effetti più importanti che un costume di nuova generazione manifesta, effetto orgogliosamente sbandierato dai costruttori, è la compressione muscolare che il poliuretano, materiale meno elastico della lycra, esercita sul corpo. Dobbiamo pensare che un muscolo fasciato in modo stretto non vibra e disperde quindi molta meno energia di un muscolo libero di muoversi, riducendo ancora una volta l’attrito nell’avanzamento. Ed ecco quindi i costumi indossati come strumenti di tortura medievali che comprimono il nuotatore in una morsa, al punto tale che appena finita la gara l’atleta ancora ansimante corre a pregare il vicino di corsia di slacciare al più presto la zip che così fortemente lo costringe e gli impedisce di respirare. Ecco la ragione per cui nelle gare lunghe molti atleti non vogliono indossare costumi troppo stretti che alla lunga determinano costrizione e infine difficoltà di respirazione.

Interessante anche la posizione che l’equipe italo-inglese dei consulenti scientifici di Arena propone (vedi articolo completo) e che attribuisce una funzione fondamentale alla stabilizzazione del “core” dell’atleta dovuta al costumone, molto più importante del presunto aumento del galleggiamento. Il “core” è l’insieme dei muscoli che stanno all’altezza del bacino e sotto gli addominali che, se nella vita di tutti i giorni servono per stare in piedi, in acqua mantengono le gambe in linea con il busto e sono molto difficili da allenare. Secondo questo gruppo di ricercatori, i costumi gommati intervengono proprio sul “core”, aiutando i nuotatori più potenti e muscolari, ma con minore controllo sulla postura. Essi dichiarano: “Gli effetti cambiano da atleta ad atleta, ma si può dire che per i 100 stile la differenza tra i costumi interi pre e post LZR è sull’ordine dei decimi di secondo. Con quelli di ultima generazione si arriva a un secondo, un secondo e mezzo.”

Sono stati ipotizzati anche effetti fisiologici più complessi e anche più difficili da verificare senza una seria ricerca scientifica che li esamini. C’è chi ha affermato che la elevata compressione muscolare esercitata dal poliuretano determini una minore produzione di acido lattico e che questo si manifesti infine in una “minore sensazione di stanchezza”. La cosa viene giustificata dall’osservazione che con i costumi gommati si assiste a vasche di ritorno e finali di gara impressionantemente più veloci di prima, come se l’atleta avesse una “riserva di energia” nascosta da utilizzare nel finale che gli consente di “mantenere il ritmo” e di non calare in modo ineluttabile alla fine. Difficile capire se l’ipotesi sia ragionevole: resta il fatto che anche con i costumi gommati abbiamo viste gare con crolli finali clamorosi, vedi la Rebecca Soni a Roma nei 200 rana, come avveniva ai vecchi tempi.

Ma alla fine perché un costume di nuova generazione porta miglioramenti dei tempi? L’attrito minore di sicuro, ma forse anche un diverso assetto in acqua del nuotatore. Un assetto più alto per un migliore galleggiamento, più rigido e quindi più economico nel dispendio di energia, come accade per i motoscafi a chiglia rigida rispetto a quelli a chiglia morbida. Ma se questa diversità di assetto è davvero la ragione del miglioramento, allora si può capire anche che un assetto diverso abbia effetti diversi da atleta ad atleta e come un costumone possa contribuire a migliorare caratteristiche che alcuni atleti non possiedono in modo naturale, tanto da far affermare da qualcuno che i miglioramenti più grandi sono ottenuti dagli atleti meno dotati (per esempio Castagnetti commentando le gare a rana femminili) e coniare l’espressione il costumone è un “equalizzatore di talenti”. Ricordiamo tutti il costernato Loris Facci ai mondiali di Roma affermare (repubblica.it): “Con il costume intero galleggio troppo e perdo l’assetto; ecco la ragione per cui uso solo i pantaloni gommati”, prima della sventurata decisione di portare il costume integrale in finale. E possiamo infine capire come i miglioramenti siano stati, a causa di questo cambiamento di assetto, di entità diversa tra atleta e atleta.

2. Gli svantaggi
Se finora abbiamo parlato dei vantaggi che l’uso dei costumoni ha portato non possiamo tacere i problemi, anche enormi, che essi hanno determinato. Dapprima dobbiamo ricordare che il poliuretano è un materiale molto meno elastico della lycra e quindi il primo problema manifestatosi è stato il tempo incredibilmente lungo che è necessario per indossare il costumone. Il materiale deve essere fatto avanzare lungo il corpo centimetro per centimetro, evitando di affondarvi le unghie per non distruggerlo e superando con pazienza e difficoltà gli allargamenti naturali del corpo alle caviglie e ai fianchi. Gli atleti riportano tempi dai 15 ai 45 minuti per la “vestizione”. Essi si vedono costretti inoltre a indossare guanti in lattice da chirurgo, per impedire il danneggiamento del costume con le unghie e le profonde abrasioni che si procurano sulle falangi delle dita per trascinare e far scorrere il costume sul corpo.

Ma il materiale rigido è anche più fragile e quindi abbiamo assistito a lacerazioni improvvise del costume, a buchi e rotture, dovute anche allo stress che il materiale subisce durante le procedure di vestizione, i quali determinano lesioni che improvvisamente causano il cedimento della struttura. Abbiamo assistito più volte, dal forfait di Mattia Nalesso nei 100 farfalla alle Olimpiadi di Pechino dovuto alla rottura in camera di chiamata del costume forse di taglia troppo piccola, a lacerazioni molto più imbarazzanti che hanno esposto, specialmente le ragazze, a momenti assai delicati. Ricordiamo tutti l’improvvisa emersione del “lato B” della bella e brava Flavia Zoccari dal costume frantumato durante i Giochi del Mediterraneo, che l’ha costretta al ritiro dalla gara e a una forzata e imbarazzante esposizione mediatica. Inoltre, gli atleti tendono a scegliere taglie dei costumi estremamente piccole per migliorare la compressione muscolare e per impedire un altro effetto estremamente sgradevole dei costumoni: il fatto che essi possano imbarcare acqua. Se l’acqua penetra all’interno del costume, non ha più facili vie di uscita per cui quell’acqua viene trascinata per tutta la gara determinando senso di fastidio e ostacolo per il movimento naturale. Abbiamo visto, specie con le prime versioni dei costumoni gommati, in alcune gare atleti con pezzi di nastro adesivo attaccati tra costume e pelle, in zone quali il collo e il petto dove è più facile la penetrazione dell’acqua.

In definitiva si usano costumi molto aderenti, di taglia assai piccola, estremamente comprimenti. Essi sono quindi soggetti a facile rottura e a deformazioni permanenti con la vestizione e l’uso. E’ ben raro il caso in cui un costume gommato possa essere usato per tutta la stagione. Anzi! Dalle dichiarazioni degli atleti si sente dire, forse esagerando: “Il mio costume dopo quattro gare è diventato un pigiama!”, intendendo in questo modo descrivere la deformazione permanente del materiale che spinge, se non intervengono rotture prima, a un cambio frequente dello stesso.

Ultimo fattore negativo che intendiamo menzionare è che il costo di questi costumi è piuttosto alto, indipendentemente dal produttore. Un costume gommato intero viene quotato mediamente intorno ai 300-400 Euro. Il problema del costo non appare importante per gli atleti di alto livello, che tramite club di appartenenza o sponsor personali ricevono il materiale gratuitamente, ma diviene invece estremamente significativo per i nuotatori di medio livello e nel settore giovanile, almeno dalla categoria juniores in su. In questi casi il bilancio delle famiglie che sostengono i giovani nuotatori viene aggravato in modo pesante, non essendo infrequente il fatto che si debba provvedere, se si vuole restare al pari degli altri, all’acquisto di almeno 3 o 4 costumoni gommati durante l’anno, che vanno perduti tra rotture e deterioramento naturale.

Conclusioni

Ma alla fine del gioco quanto influiscono i costumoni sulle prestazioni dei nuotatori ai vari livelli? Ogni atleta, di qualunque livello si tratti, ha maturato sulla base della propria esperienza personale e delle proprie sensazioni il vantaggio che questi costumi gli hanno portato, misurando i propri incrementi di prestazione. Le opinioni sono diverse ma tutte si attestano sul fatto che di benefici ce ne sono, anche se i miglioramenti ottenuti sono diversi da soggetto a soggetto. Una ricerca seria e comprensiva che valuti in modo quantitativo l’entità dei miglioramenti dovuti ai costumoni 2008-2009 non è stata pubblicata da alcuna fonte, anche se appare ovvio che molti club e federazioni abbiano elementi e dati, non divulgati, con i quali hanno valutato l’effetto dei costumoni. Si tratterebbe in modo scientifico e sistematico di effettuare prove comparative con costumi diversi su diversi nuotatori. Un esperimento di valutazione degli effetti dei costumoni si può tuttavia tentare tenendo presente che la nazionale italiana della categoria ragazzi, categoria obbligata a utilizzare costume a slip per i maschi e olimpionico per le femmine per tutta la stagione 2008-2009, ha potuto utilizzare i costumi di nuova generazione solo una volta nella stagione e cioè durante i giochi EYOF del luglio 2009, ai quali sono seguiti i Campionati Italiani Estivi dei primi di agosto dove i costumi gommati non erano invece permessi. Se proviamo a confrontare le migliori prestazioni degli atleti della nazionale ragazzi ottenuti prima dei giochi EYOF, con i tempi stabiliti durante questi giochi e poi con quelli dei successivi Campionati Italiani, effettuando quindi l’analisi su un periodo di tempo di poco più di un mese, possiamo notare come nella grande maggioranza dei casi i migliori tempi stagionali vengano letteralmente sbriciolati negli EYOF con l’uso del gommone, per poi ritornare nei Campionati Italiani a tempi più ragionevoli e miglioramenti della prestazione pre EYOF molto più contenuti. Citiamo a puro titolo di esempio qualche caso eclatante nel quale si sono visti miglioramenti sbalorditivi dei tempi in coincidenza con l’indossare il costume gommato: nei 100 e 200 rana femminili abbiamo avuto miglioramenti di 4 e 8 secondi rispettivamente, che si sono poi ridimensionati a 1 e 3 secondi dopo quindici giorni; nei 200 e 400 misti femminili i miglioramenti sono stati di 6 e 11 (undici) secondi per ritornare poi a 2 e 1 secondo rispettivamente; nei 100 e 200 dorso femminili il miglioramento è stato di 2 e 5 secondi per ritornare a un valore più che dimezzato agli Italiani. Sia pure con tutti i distinguo dovuti alla giovane età degli atleti e al loro naturale potenziale di sviluppo, i dati sono incontrovertibili e ci quantificano quanto possa essere stato il miglioramento ottenuto.
Gli effetti dei costumoni sul mondo del nuoto

Crediamo non vi sia tema di smentita che l’introduzione dei costumoni 2008-2009 abbia portato effetti molto importanti sul mondo del nuoto, sia professionistico che amatoriale e giovanile. Abbiamo visto, come descritto in precedenza, miglioramenti improvvisi, generalizzati e impressionanti delle prestazioni cronometriche, che si sono materializzati in letteralmente centinaia di record mondiali battuti in un anno e mezzo, in miglioramenti dei tempi medi delle varie categorie giovanili mai visti in precedenza. Questo ha determinato, insieme a due eventi ravvicinati importanti come le Olimpiadi e i Campionati Mondiali in Italia, un’abbondante esposizione del nuoto sui media, anche se l’equazione “ogni gara uguale nuovo record mondiale” ha tolto molto del fascino alle imprese cronometriche e alla fine ha determinato nel pubblico non esperto quasi un senso di assuefazione se non di fastidio.

Si è visto come la prestazione dipenda in modo importante dal costume usato e come, al di là di un effetto di moda, la tendenza sia stata quella di preferire sempre di più costumi interamente gommati ai costumi placcati con i quali è iniziata la rivoluzione. L’esame di dati in forma statistica e le impressioni degli atleti suggeriscono che i miglioramenti hanno entità diverse in funzione dello stile considerato, con una generale indicazione che lo stile a rana sia quello maggiormente beneficiato dai nuovi attrezzi. E’ anche opinione largamente condivisa che i nuovi costumi abbiano determinato effetti di miglioramento delle prestazioni diverse da atleta ad atleta, con effetti in alcuni casi sbalorditivi e in altri più contenuti, senza che si possa tuttavia correlare il maggiore o minore effetto benefico a una particolare morfologia corporea o caratteristica fisiologica. Ma forse l’effetto più importante che si è notato è che l’impresa natatoria viene adesso assegnata e condivisa al binomio atleta/costume. In definitiva, l’effetto più importante che l’introduzione dei gommoni ha determinato è il fatto che il costume, da originale indumento, è diventato un attrezzo tecnico imprescindibile, regolato da norme tecniche al pari di attrezzi tecnici che vengono usati in altri sport, cosa che non era mai accaduta nel nuoto in precedenza. Chi scrive non vuole affermare che la situazione di oggi sia migliore o peggiore di prima: di sicuro stiamo assistendo a un nuoto diverso da quello che avevamo visto fino a due anni fa.
Le prospettive future

Le decisioni FINA dell’estate 2009 hanno posto fine all’epoca dei costumi in poliuretano a partire dall’inizio del 2010. Il bando del materiale plastico è totale, la superficie corporea coperta viene pesantemente limitata, per cui sarà più difficile ottenere con materiali tessuti quegli effetti di amplificazione delle prestazioni che il gommone aveva determinato. Di certo avremo che, a meno di sorprese tecnologiche che al momento non si prevedono, viene spezzata la spirale atleta-costume e la prestazione torna ad essere di esclusiva pertinenza dell’atleta. Il nuoto torna ad essere il confronto tra individui in acqua, senza strumenti che si interpongono o interferiscono nel rapporto nuotatore-elemento acquatico. Di sicuro si assisterà a un periodo dove le prestazioni cronometriche peggioreranno drammaticamente e dovranno essere retrodatate e confrontate con periodi precedenti e vedremo gli attuali primati del mondo restare in piedi per molti anni o cadere con il contagocce. Alcuni paventano che il nuoto possa perdere di interesse mediatico e che l’attenzione e i contributi fondamentali degli sponsor possano ridursi o addirittura scomparire. L’opinione personale di chi scrive è che, come accade alla fine in tutti gli sport, la vera differenza la potranno fare solo gli atleti, gli uomini e le donne che praticano a tutti i livelli questo sport. L’interesse del mondo esterno al nuoto rimarrà a mio avviso inalterato se sapremo allevare e coltivare i campioni, gli atleti che sappiano strappare emozioni in gare entusiasmanti e che competano per allori olimpici e mondiali, indipendentemente dai record che saranno in grado di battere, costumi o non costumi.
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Oct 19, 2009 - 10:20 PM - da Tika
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